ASSOCIAZIONE ITALIANA RICERCHE SULLA PLASTICITA’ TESSUTALE

Decennali USA
1920-2020

 

Storico decennale Usa

 

Nella figura è rappresentato il grafico storico del decennale statunitense. Secondo l’analisi ciclica, i tassi dovrebbero invertire il loro corso nel 2021. Se la previsione si rivelerà corretta, l’impennata del decennale costringerà la Riserva federale a un rialzo prematuro dei tassi, scenario che terrorizza i mercati, i quali sopravvivono grazie alla promessa di “tassi bassi a tempo indeterminato”. Temiamo che, per fronteggiare la prossima ondata di panico, le banche centrali creeranno altri trilioni di valuta. Stavolta la valuta verrà indirizzata anche nell’economia reale. Tutta la popolazione riceverà un assegno a fondo perduto per diverse migliaia di euro. Sì, un bel giorno nella vostra cassetta della posta troverete in omaggio un assegno a cinque cifre. Può sembrare un sogno, in realtà è un incubo. Si sta ripetendo uno schema fallimentare che portò, tra i molti, l’Impero romano alla caduta. Lo stesso schema che, nella Germania di Weimar, spingeva i ladri a preferire le carriole ai bancali di banconote che vi erano poggiati sopra. Stiamo parlando dell’iperinflazione.

Il grafico mette a confronto PIL e capitalizzazione del mercato azionario degli Stati uniti. Nessuna azienda ha una capitalizzazione più alta del PIL; ciò significa che quando la capitalizzazione del mercato azionario supera il PIL, siamo in una bolla. Le ultime due volte in cui si è verificato il sorpasso sono state la bolla dot-com (2000) e quella dei mutui subprime (2007-2008). Oggi la capitalizzazione del mercato statunitense è pari al 180% del PIL. Il mercato azionario vale più di tutti gli Stati uniti. Com’è possibile? Non è possibile.

Ciò è dovuto alle continue iniezioni di liquidità perpetrate dalle banche centrali. Si tratta di trilioni di dollari non garantiti da nulla.

Queste manovre hanno però soltanto un effetto palliativo, oltre a causare assuefazione: se per risollevare i mercati oggi “bastano” 2 trilioni, domani ce ne vorranno 3, dopodomani 4 e così via. Ogniqualvolta una banca centrale immette queste somme nel mercato, la valuta in cui la somma è denominata perde valore. Questo beneficia i metalli preziosi.

 

DOVE INVESTIRE

 

1) Gli immobili

Se riuscite a immobilizzare un mutuo a tasso fisso e basso, gli immobili potrebbero rivelarsi redditizi. Il rischio riguarda la liquidità. Durante l’iperinflazione il loro prezzo aumenterà ma potrebbe essere difficile trovare un acquirente. Senza contare tutte le imposte che dovrete pagarci.

 

2) Depositi bancari

In queste situazioni è sconsigliato mantenere la liquidità immobilizzata, anche in vista di una possibile patrimoniale. Non si dimentichi che la ripresa dell’azionario è stata possibile solo grazie all’allentamento quantitativo. I fondamentali delle principali società rimangono allarmanti.

 

3) Titoli di stato e valute rifugio.

Rientrano nella categoria le obbligazioni e le valute emesse dagli stati ad alto rating. In realtà tutte le valute di oggi sono a corso forzoso; non c’è differenza sostanziale tra Dollaro statunitense e Scellino keniota. Perciò la loro aura di solidità è solamente convenzionale.

 

4) Titoli azionari

Troppo sopravvalutati. Nella quotazione odierna di molti titoli sono già incorporati gli utili di secoli a venire. Significa che, se si compra oggi un’azione a 1000, tra un secolo l’azione dovrebbe valere la stessa somma; sempreché l’emittente mantenga il tasso di crescita attuale. 

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