ASSOCIAZIONE ITALIANA RICERCHE SULLA PLASTICITA’ TESSUTALE Protesi e Medicina Etica Pasquale Fruscella Direttore Centro Ricerche AIRPTT

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ANTIAGING-ANTICANCEROGENESI



Protesi e Medicina Etica


L’ultimo scandalo, sulle complicanze causate dall'impianto di protesi mammarie difettose, impone una riflessione riguardo alle scelte che si attuano in medicina e chirurgia.

Le protesi sono dispositivi artificiali che sostituiscono organi e parti del corpo umano. Valvole cardiache, articolazioni ossee, orecchio interno, denti,  ghiandola mammaria sono strutture anatomiche rimpiazzate o integrate artificialmente in condizioni patologiche.

L’assenza di carcinogenicità delle protesi mammarie è garantita dall’esperienza di oltre mezzo secolo, che ne consente l’impianto post-mastectomia e per finalità correttive. Questo non significa che le protesi mammarie siano il sostituto ideale per la ghiandola. 

Al contrario, l’impianto mammario è una tecnica transitoria che, con il progredire della ricerca sulle cellule staminali, sarà rimpiazzata dall’innesto di tessuto autologo. 

Periodicamente sono immesse sul mercato protesi difettose

Valvole cardiache che si rompono subito dopo l’intervento, endoprotesi articolari che si corrodono rilasciando in circolo sostanze tossiche, neuroprotesi acustiche del tutto inefficaci… Il progresso tecnologico, che vuol trasformare l’arte medica in scienza esatta, presenta il rovescio della medaglia nella competizione sempre più spietata, del tutto identica a qualunque altro settore dell’industria e del commercio.

 Alla base di questi frequenti tristi episodi, che arrivano a costare vite umane, c’è la gara a chi arriva prima con il prodotto più economico. Il caso recente è emblematico, perché le protesi mammarie sono il più elementare tra i congegni ideati dall’ingegneria biologica, essendo costituite, nella maggior parte dei casi, da una sola molecola, il silicone. 

Esse sono, inoltre, scevre da forti sollecitazioni e sfregamenti, al contrario delle endoprotesi articolari e dentarie; non devono supplire, come le valvole cardiache, al delicatissimo lavoro di regolazione del flusso ematico, e non sono sofisticati strumenti elettronici come le neuroprotesi. Sono, semplicemente, palloncini di silicone. 

È necessaria, dunque, una dose enorme di sconsideratezza, una distrazione, diciamo così, epidemica, che contagia in primo luogo il settore produttivo al completo, quindi intere commissioni che approvano e certificano, infine il medico che impianta. 

Come è possibile costruire un palloncino difettoso? I praticanti e i tifosi degli sport con la palla sarebbero disposti a tollerare che, di tanto in tanto, un pallone si disintegri mentre è calciato il rigore? Che la boccia, o la palla da baseball si polverizzino non appena colpito il bersaglio? 

Per quanto riguarda le responsabilità che si riferiscono alle fasi di produzione e di certificazione d’idoneità, non occorre discutere a lungo. L’errore è fin troppo evidente.

Per quanto attiene, invece, alla terza fase, quella dell’esecuzione dell’intervento, occorre riflettere sul fattore che schiaccia medico e paziente a una scelta inopportuna, indotta dalla tentazione di scegliere il prodotto nuovo ed economico, protetto dal marchio d’idoneità.  

Questa scelta, chiamiamola debole, che medico e paziente possono essere costretti a subire - poiché ambedue sono consapevoli che un prodotto nuovo ed economico difficilmente potrà equiparare il tradizionale, collaudato e più caro - deriva dalla fortissima pressione della logica contraddittoria, o dell’illogicità coerente del Mercato. 

Allora, che cosa fare per difenderci dalla medicina industriale e mercificata? Naturalmente le risposte sono molteplici, perché coinvolgono vari livelli del consesso civile. 

Qui riporto soltanto un esempio, che ritengo molto istruttivo. Un mio carissimo amico e collega, prima d’acquistare i delicati strumenti del suo lavoro, li esamina con un’attenzione degna di un orafo, di un esperto gastronomo, di un profumiere e di un ingegnere, tutti messi insieme. 

Osserva in controluce, fotografa, annusa, palpa, comprime, piega, stira, sbatte e così via, in una sorta di sincretico rituale che verifichi resistenza, precisione, affidabilità. 

È naturale che questo duro collaudo non sia gradito a quel venditore che non si senta più che sicuro del suo prodotto. Non di rado, accade che costui si ritiri subito, con una reazione di sdegno per la mancanza di fiducia.

Il mio collega non è un tipo crudele e sgarbato, come potrebbe concludere il venditore. 

Mette solo a frutto la sua esperienza per ridurre, vicino allo zero, i rischi e le complicanze. A questo scopo, maltratta un po’ l’articolo con una serie di test che, si dovrebbe dare per scontato già effettuati, con procedure ben più sofisticate, durante l’iter d’approvazione. 

La medicina deve andare avanti. Il futuro è nelle procedure rigenerative d’interi organi a partire da una sola cellula, nei nanobot che, come chirurghi miniaturizzati, se ne andranno in giro per il corpo a far riparazioni.

 Il progresso scientifico è fonte di meraviglia per i risultati che, a ritmo incalzante, riesce a conseguire. T

uttavia, richiede sempre più l’attenzione e la scrupolosità degli individui interessati alle differenti fasi di realizzazione e collaudo. 

La dedizione di ogni singolo operatore, scienziato o tecnico che sia, è l’unica garanzia che i margini d’errore siano mantenuti alla soglia minima.
 È questa passione autentica che supera ogni marchio e attestato.

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